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Opere di Galileo Galilei linceo nobile fiorentino, Già Lettore delle matematiche nelle Università di Pisa, e di Padova, di poi Sopraordinario nello Studio di Pisa…

Due volumi  in 8° (230×170 mm.). Bella legatura coeva in pergamena floscia con titolo manoscritto lungo tutto il dorso. Frontespizio inciso da Stefano Della Bella, ritratto di Galileo ad opera di Francesco Villamena; iniziali, illustrazioni e diagrammi. Ogni opera presenta il suo frontespizio. Qualche carta brunita. Lievi tracce di tarlo ai margini anticamente restaurate. Nel complesso esemplare fresco e completo della tavola col compasso.

Prima raccolta di tutti i lavori del Galilei, edita da Carlo Manolessi e dedicata al Gran Duca di Toscana Ferdinando II.  La volontà del Galileo di far pubblicare una raccolta dei suoi scritti fu accolta inizialmente nel 1634 dal matematico francese Pierre Carcaville, quando, durante una visita ad Arcetri , si offrì di trattare di persona e a sue spese la raccolta. Galileo, favorevole alla proposta, inviò allo stesso il nome degli scritti che “ non dovevano essere pubblicati”. I colloqui con Carcaville furono però interrotti, a causa delle trattative iniziate da Galileo (per lo stesso scopo) con Lodewijk Elzevir, il quale stava già procedendo alla pubblicazione dei Discorsi e delle Dimostrazioni Matematiche. Anche in questo caso Galileo, desideroso di veder finito il suo volere,avviò con entusiasmo l’impresa coinvolgendo Marco Ambrogetti, a cui affidò il compito di tradurre le opere in latino in modo da rendere i testi più accessibili agli studiosi stranieri.

Nell’autunno del 1637, pronte le traduzioni, Galileo informò Elzevir, di poter dare inizio alla stampa; ma ancora una volta, per ragioni che ignoriamo, i colloqui furono interrotti e il desiderio di Galileo sbiadì di conseguenza. Dopo la sua morte, l’allievo Vincenzo Viviani, cercò invano di stamparne una copia, alla quale avrebbe aggiunto un resoconto della vita di Galileo scritta personalmente su richiesta del Principe Leopoldo de ‘ Medici. Successivamente gli scritti furono inviati al coraggioso editore Carlo Manolessi, il quale nonostante le controversie ecclesiastiche li pubblicò, escludendo però il Dialogo e la Lettera a Cristina di Lorena. Il passo gli costò la condanna nel 1644 a tre anni di reclusione per aver tenuto nel suo laboratorio “i libri proibiti”.                                                                                                                                

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Categoria: Scienza
Secolo: 1500-1599