STORACE, Baldasarre. Istoria della famiglia Acquaviva reale d’Aragona con un Discorso prodromo della nobiltà, nomi, ed insegne degli antichi […].

Roma, presso il Bernabò, 1738.

In 4°(276×205 mm); 18 pp. nn.; 146 pp..; 4 capilettera e 8 fra testatine e vignette, incise in rame nel testo, legatura in marocchino rosso alle armi di Donna Eleonora Pio di Savoia, Duchessa di Atri, dedicataria dell’opera. La legatura è certamente da attribuire ad una bottega romana, i piatti presentano quattro cornici degradanti e concentriche formate da rotelle floreali di vario genere, agli angoli e impressi in diagonale e a rombo ferri floreali, nell’ultimo campo grandi mazzi di fiori agli angoli, al centro del campo le grandi armi della Duchessa di Atri contornate da un fregio a spirali di foglie e fiori. Il dorso con nervi, presenta nel secondo compartimento il titolo, negli altri 6 grande ferro floreale circondato da decori a volute inquadrate e suddivise da rotelle impresse in oro. Tagli in oro zecchino, capitelli in seta a due colori e filo in oro; sguardie in carta marmorizzata. La dedicataria Donna Eleonora Pio di Savoia aveva sposato nel 1720 il 17° Duca di Atri Don Domenico Acquaviva d’Aragona, Grande di Spagna e Cavalier del Toson d’Oro (c.a. 1690- Madrid 1745).

L’opera venne redatta da Baldassarre Storace, avvocato romano, uditore e bibliotecario del Cardinal Trojano Acquaviva D’Aragona (1694 – 1747), porporato tra i più influenti del suo tempo e ministro di Carlo di Borbone. Il testo ripercorre l’intera storia della famiglia Acquaviva dalle origini, che l’autore suppone essere longobarde, sino ai membri, coevi a Storace, del nobile casato, tra cui lo stesso cardinal Trojano Acquaviva D’Aragona. Tra le incisioni due recano la firma degli autori. La prima, una grande vignetta con le Armi della Famiglia poggiata su un’allegoria di trofei militari e religiosi, è di mano del catalano Miguel de Sorello (1700 ca. – 1765), incisore attivo tra Barcellona, Roma e Firenze, la seconda, rappresentante una veduta della città d’Atri inscritta in un medaglione affiancato da figure allegoriche con il motto “Hinc Dardanus Ortus”, è opera di Giuseppe (o Gioseffo) Filosi (attivo tra il 1732 ed il 1744) incisore già noto per il suo lavoro, eseguito sotto la direzione del celebre artista Giuseppe Zocchi, per le Vedute delle ville et d’altri luoghi della Toscana (Firenze, 1744).

Esemplare in ottimo stato di conservazione a parte il foglio di guardia con piccole mende e una firma di possesso.

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